Tutto scorre
Enrico Ruggeri
Copertina di Guido Harari
Il disco e il contesto storico-musicale
L’album “Tutto scorre” del 1985 segna una fase di grande maturazione artistica per Enrico Ruggeri, che si è ormai lasciato alle spalle l’esperienza punk-rock dei Decibel (primi anni ’80) per abbracciare uno stile più introspettivo, cantautorale e intellettuale, pur mantenendo un’attitudine rock.
Gli anni ’80, in Italia, sono un periodo di grande fermento: da un lato l’esplosione della New Wave e del New Romantic (che influenzano il look e le sonorità), dall’altro la crescita della musica d’autore più sofisticata. Ruggeri si posiziona in quest’ultimo filone, con testi che riflettono sulle “piccolezze del genere umano”, sulla memoria, sui fantasmi del passato e sull’ineluttabilità del tempo che scorre. La copertina, in questo senso, è una dichiarazione di intenti: il cantante si immerge nei suoi ricordi e nelle sue influenze letterarie e personali.
Analisi visiva e lettura simbolica
La copertina, realizzata da Guido Harari, ritrae Enrico Ruggeri sdraiato supino su un letto, con le braccia sotto un cuscino. Attorno a lui si dispone una costellazione di oggetti personali: libri e quaderni aperti, fotografie, ritratti e piccoli elementi del quotidiano.
Quello che a prima vista appare come un disordine casuale è in realtà una composizione attentamente orchestrata. Harari costruisce un diario visivo aperto, un ambiente mentale dove idee, memorie e riferimenti culturali affiorano senza soluzione di continuità. Il letto non è un luogo di riposo, ma diventa un nido creativo, uno spazio intimo in cui Ruggeri è letteralmente immerso nei materiali che hanno nutrito la sua identità artistica.
La presenza insistita di libri, appunti e immagini sottolinea la dimensione “colta” del cantautore, la sua attenzione alla parola e al pensiero in un panorama pop spesso più immediato. È un modo per visualizzare il tema centrale dell’album: il tempo che passa, ma anche ciò che resta — influenze, memorie, elementi costitutivi della persona.
Ruggeri indossa una camicia bianca e pantaloni scuri; gli occhiali da sole introducono una nota di mistero, preservando una distanza tra sfera privata e figura pubblica, in linea con l’estetica rock-intellettuale degli anni Ottanta.
La luce, calda sul volto e sul cuscino (tonalità giallo-arancio) e più fredda sul resto della scena (blu e ciano), crea un’atmosfera sospesa e lievemente onirica, rafforzando l’idea di uno spazio interiore in cui reale e mentale si sovrappongono.
Aneddoti e curiosità
Il significato degli oggetti: lo stesso Enrico Ruggeri ha confermato che la copertina voleva raffigurarlo con una serie di cose che gli sono care, lettere e libri che lo hanno particolarmente interessato. È un collage personale, non casuale.
Mancanza di un “tormentone”: nonostante la profondità dell’album, Ruggeri stesso ha in seguito notato che commercialmente l’album ha sofferto un po’ la mancanza di un singolo di “traino” (una hit da classifica) che spingesse le vendite, sebbene brani come Savoir Faire e Fantasmi di città siano ancora amatissimi dai fan di lunga data.
Cenni sull’autore della copertina
Guido Harari (Il Cairo, 1952) è uno dei più importanti fotografi e critici musicali italiani. Inizia la sua carriera negli anni Settanta collaborando con riviste di settore e affermandosi rapidamente come un ritrattista di grandissima sensibilità.
Nella fotografia musicale Harari è noto per la sua capacità di catturare “la persona dietro al personaggio”. I suoi ritratti non sono solo immagini promozionali, ma vere e proprie opere che mettono in luce l’intimità e la poesia dei soggetti. Lou Reed lo ha lodato dicendo: “Sono sempre felice di farmi fotografare da Guido. So che le sue saranno immagini musicali, piene di poesia e di sentimento. Le cose che Guido cattura nei suoi ritratti rimangono in genere ignorate dagli altri fotografi.”
Ha firmato innumerevoli copertine per i maggiori artisti italiani e internazionali, tra cui: Fabrizio De André (di cui è stato fotografo di fiducia), Vasco Rossi, Bob Dylan.
Con la sua Wall Of Sound Gallery (fondata ad Alba nel 2011), Harari ha creato la prima galleria fotografica italiana interamente dedicata all’immaginario della musica, consolidando il suo ruolo di archivista e narratore visivo della storia del rock e della canzone d’autore.




