Try Anything Once

Autore copertina
Autore del disco
Anno pubblicazione
1993
Formato disco
Lp 12"

Try Anything Once

Alan Parsons

Copertina di Storm Thorgerson


Il disco e il suo contesto storico-musicale
Pubblicato nel 1993, Try Anything Once segna un passaggio cruciale nella carriera di Alan Parsons: è il suo primo lavoro solista dopo la fine del progetto collettivo The Alan Parsons Project, con cui aveva definito gran parte dell’estetica del rock progressivo tra anni ’70 e ’80.
In questo nuovo capitolo, Parsons abbandona la struttura concettuale che aveva caratterizzato molti album precedenti, scegliendo invece una forma più libera e frammentata. Il disco si configura come una raccolta di brani eterogenei, affidati a diverse voci e collaboratori, mantenendo però una forte coerenza sonora grazie alla produzione impeccabile e all’uso estensivo di tecnologie digitali, allora ancora relativamente innovative.

L’opera: lettura simbolica e culturale
La copertina di Try Anything Once, firmata Storm Thorgerson, si presenta come una visione sospesa e straniante: in un paesaggio desertico, arido e assolato, una fila di figure umane è appesa a corde che sembrano scendere dal cielo, con i corpi rivolti verso il basso, come marionette capovolte. Le sagome, vestite in modo eterogeneo con abiti formali e cappotti, tengono in mano oggetti quotidiani ma carichi di ambiguità – una sfera, una maschera, un orologio, una ruota – che introducono fin da subito una dimensione simbolica. La luce, limpida e quasi irreale, accentua il contrasto tra la naturalezza del paesaggio e l’artificialità della scena. In lontananza, altre figure appese, vestite da clown o mimi, amplificano il tono teatrale e leggermente grottesco, come una presenza silenziosa che osserva l’azione.
L’immagine costruisce un evidente cortocircuito percettivo: l’orizzonte stabile e il cielo immobile si contrappongono alla condizione innaturale dei corpi sospesi, negando la gravità e ribaltando l’orientamento, fino a disorientare lo spettatore e costringerlo a ridefinire il proprio punto di vista.
Gli oggetti assumono un valore simbolico essenziale: la sfera evoca una dimensione di potenziale, la maschera suggerisce ambiguità identitaria, mentre l’orologio e la ruota rimandano al tempo e al mutamento. Nel loro insieme, questi elementi delineano una riflessione sulla condizione umana, sospesa tra possibilità e vincolo.
La scena può essere letta come una metafora della perdita di controllo e dell’illusione di autonomia: le figure, prive di contatto con il suolo, appaiono guidate da forze invisibili, in equilibrio instabile tra libertà e costrizione. Il titolo stesso dell’album si intreccia con questa visione, evocando il rischio dell’esperienza e la precarietà dell’agire umano.
Dal punto di vista culturale, l’immagine si inserisce nella tradizione surrealista, dove il ribaltamento della realtà genera uno scarto percettivo e simbolico. Una scena apparentemente semplice si trasforma così in un enigma visivo: un’estetica pulita, quasi pubblicitaria, che nasconde un contenuto profondamente destabilizzante, in linea con la sensibilità visiva degli anni ’90.

Curiosità e aneddoti
Un elemento legato al progetto visivo dell’album è l’utilizzo degli stereogrammi all’interno della copertina: immagini apparentemente astratte che, se osservate correttamente, rivelano figure nascoste. Questa scelta, all’epoca innovativa, fu però inizialmente fraintesa da molti acquirenti, che non riconobbero il meccanismo visivo e interpretarono le immagini come semplici decorazioni. L’idea di inserire livelli nascosti di lettura visiva si collega perfettamente al linguaggio dell’album.

L’autore dell’opera
StormStudios, fondato dal leggendario Storm Thorgerson (1944–2013), rappresenta una delle realtà più influenti nella storia della grafica musicale. Cofondatore del celebre Hipgnosis, Thorgerson, dopo la fine di quell’esperienza negli anni ’80, prosegue la propria attività con una nuova struttura produttiva, mantenendo una continuità stilistica riconoscibile ma adattata ai linguaggi visivi dei decenni successivi. Il suo lavoro ha contribuito a ridefinire l’immaginario visivo del rock, attraverso copertine entrate stabilmente nella cultura visiva contemporanea.
L’approccio dello studio si fonda su immagini fotografiche costruite con interventi minimi ma concettualmente incisivi, spesso sospese tra realtà e visione surreale. La capacità di trasformare idee astratte in immagini concrete diventa il tratto distintivo di una pratica che ha coinvolto alcune delle più importanti band della scena internazionale, instaurando un dialogo profondo e duraturo tra musica e immagine.

Museum Hours

9:30–6:00, Monday Until 8:00

Museum Location

2270 S Real Camino Lake California