The Kids Are Alright
The Who
Copertina di Art Kane
Il disco e il contesto storico-musicale
Pubblicato nel 1979, The Kids Are Alright degli Who non è un semplice album dal vivo, ma il testamento dell’età dell’oro del rock britannico. Il doppio LP nasce come colonna sonora dell’omonimo e monumentale documentario diretto da Jeff Stein, fan devoto della band riuscito a convincere il gruppo a recuperare dagli archivi televisivi le registrazioni dei loro concerti storici e delle loro performance più incendiarie.
Dal punto di vista musicale, il disco si inserisce in un panorama in profonda mutazione: alla fine degli anni Settanta, l’esplosione del punk e della New Wave mettono in discussione i presunti eccessi e le strutture monumentali del rock classico. Eppure, gli Who vengono riconosciuti proprio da quella nuova generazione ribelle come una delle più grandi live band della storia britannica, punto di riferimento assoluto della cultura rock e fonte di ispirazione per la scena punk nascente.
L’uscita dell’album avviene inoltre in un momento particolarmente delicato per il gruppo. Nel settembre del 1978, pochi mesi prima del completamento del progetto, muore Keith Moon, straordinario e imprevedibile batterista della band, figura centrale della sua identità distruttiva e anarchica. The Kids Are Alright assume così anche il valore di un commiato simbolico: un’opera che restituisce tutta l’energia irripetibile degli Who nel momento immediatamente precedente a un cambiamento definitivo nella loro storia.
L’opera: lettura simbolica e culturale
La celebre copertina dell’album è firmata dal fotografo Art Kane e si basa su uno scatto da lui realizzato originariamente nel 1968 per un servizio fotografico dedicato alla nuova scena rock. L’immagine mostra i quattro membri degli Who addormentati ai piedi del monumento a Carl Schurz, all’incrocio tra la 116th Street e Morningside Drive, nel quartiere di Morningside Heights a New York. I corpi dei musicisti sono raccolti e quasi sovrapposti, avvolti in una grande Union Jack che domina l’intera composizione visiva.
La fotografia si basa su una costruzione estremamente teatrale. Il contrasto tra il monumento scuro sullo sfondo e il rosso acceso della bandiera britannica crea un’immagine iconica, immediatamente riconoscibile. I membri della band appaiono sospesi tra vulnerabilità e leggenda: non come rockstar trionfanti, ma come figure esauste, dopo la furia della performance. La copertina condensa così diversi immaginari: il patriottismo britannico, la malinconia post-sessantottina, il mito della rock band come comunità nomade e autodistruttiva.
La Union Jack, simbolo dell’identità britannica, richiama tanto le origini culturali degli Who quanto il ruolo centrale della British Invasion nel contesto rock americano.
L’atmosfera notturna e il tono quasi funebre dello scatto danno all’immagine un carattere retrospettivo, accentuato dal fatto che nel 1979 venne reinterpretato come simbolo di un’epoca ormai conclusa: il drappo trasforma i musicisti in figure monumentali, come se la fotografia celebrasse e insieme commemorasse una stagione irripetibile del rock inglese.
Curiosità e aneddoti
Uno degli aspetti più interessanti della copertina è che gli Who non erano realmente addormentati. La scena venne costruita da Art Kane durante un servizio fotografico per Life, dedicato alla nuova generazione del rock britannico. Solo anni dopo sarebbe stato recuperato per diventare il manifesto visivo del documentario e della relativa colonna sonora.
The Kids Are Alright nacque inizialmente come progetto indipendente di un giovane fan ventenne che desiderava raccontare alle nuove generazioni chi fossero realmente gli Who attraverso filmati televisivi, interviste e concerti d’epoca. La band accettò l’idea e contribuì attivamente permettendo anche nuove riprese dal vivo.
Tra gli episodi più leggendari ricordati nel film e nell’album vi è l’esibizione di My Generation al programma televisivo americano The Smothers Brothers Comedy Hour del 1967. Keith Moon caricò la propria batteria con una quantità eccessiva di esplosivo per il consueto finale distruttivo. L’esplosione fu molto più potente del previsto: il boato investì il palco con tale violenza da danneggiare parte della strumentazione, spaventare pubblico e troupe e colpire gli stessi musicisti. Secondo diverse testimonianze, un piatto della batteria ferì Moon al braccio, mentre Pete Townshend riportò un peggioramento dei problemi di udito che lo avrebbero accompagnato per tutta la vita. Anche l’attrice Bette Davis, presente dietro le quinte, rimase scioccata dal fragore dell’esplosione. L’episodio contribuì enormemente alla costruzione del mito degli The Who come gruppo caotico, imprevedibile, già noto per la pratica di demolire strumenti e amplificatori durante i concerti. Ancora oggi quella performance viene considerata una delle apparizioni televisive più scandalose e iconiche della storia del rock.
Molti dei brani presenti nel disco provengono da esibizioni storiche considerate fondamentali nella memoria collettiva del rock, come il concerto di Woodstock del 1969 o il celebre Rock and Roll Circus dei Rolling Stones del 1968. Da decenni circola una voce diventata quasi mitologica: secondo molti, Mick Jagger avrebbe deciso di lasciare inedito per anni il filmato dell’evento perché gli Who avevano letteralmente rubato la scena. La loro esibizione fu talmente feroce, compatta e travolgente da lasciare il pubblico senza fiato. Molti raccontano che, durante quella serata, gli Stones apparissero improvvisamente meno esplosivi e vitali del previsto, anche perché da tempo non si esibivano regolarmente dal vivo.
Secondo una delle ricostruzioni, Jagger, colpito dall’effetto devastante dello show degli Who, avrebbe preferito accantonare il progetto. In realtà le ragioni furono probabilmente più complesse: stanchezza, problemi organizzativi e l’atmosfera tesa all’interno della band. Il mito comunque è rimasto, ancora oggi A Quick One, While He’s Away viene considerata una delle più grandi esibizioni live mai filmate nella storia del rock.
L’autore dell’opera
Art Kane (1925-1995) è stato uno dei più importanti fotografi americani del Novecento. Nato a New York, divenne celebre per la sua capacità di fondere fotografia editoriale, ritratto artistico e cultura popolare in immagini dalla forte costruzione simbolica.
La sua notorietà internazionale è legata soprattutto alla fotografia A Great Day in Harlem del 1958, straordinario ritratto collettivo che riuniva alcune delle più importanti figure della storia del jazz afroamericano. Nel corso della sua carriera collaborò con riviste come Life, Esquire e Look, fotografando musicisti, artisti e personalità della cultura contemporanea.
Il suo stile si distingue per l’uso narrativo della composizione fotografica: Kane non si limitava a documentare i soggetti, ma costruiva immagini capaci di evocare miti, simboli e identità collettive. La copertina di The Kids Are Alright rappresenta perfettamente questa sensibilità. Lo scatto trasforma infatti una semplice posa fotografica in un’immagine archetipica del rock britannico, sospesa tra celebrazione, malinconia e memoria storica.






