Kufia – Canto per la Palestina
Coro Al Aqsa
Copertina di Milo Manara
Il disco e il suo contesto storico-musicale
Kufia – Canto per la Palestina del Coro Al Aqsa esce nel 1989, durante il periodo della Prima Intifada (1987–1993), fase cruciale della resistenza palestinese che ha una forte risonanza anche in Europa. La musica, come spesso accade nei periodi di conflitto, diventa strumento di testimonianza e di solidarietà internazionale. Il progetto si inserisce in una più ampia rete di iniziative culturali e politiche volte a sensibilizzare l’opinione pubblica. In Italia, il tema palestinese è particolarmente presente nel dibattito civile e mediatico: non a caso, nel 1990 il disco viene distribuito in allegato al quotidiano Il Manifesto, rafforzandone la dimensione militante. Il lato A ospita il canto eseguito da un coro di bambini palestinesi, mentre il lato B ne propone una versione strumentale, accentuandone il carattere evocativo.
L’opera: lettura simbolica e culturale
La copertina, firmata da Milo Manara, si distingue per la sua immediata forza espressiva e per la capacità di condensare in un’unica immagine una tensione politica e umana complessa. Al centro della composizione emerge il volto di una giovane donna avvolta nella kufia, il tradizionale copricapo mediorientale divenuto nel tempo simbolo identitario e politico della causa palestinese. Il viso, delineato con il tratto fluido ed elegante tipico dell’artista, è diviso verticalmente: da un lato si offre allo sguardo dello spettatore, mentre dall’altro è parzialmente celato da una grata arabescata che non si limita a evocare una condizione di prigionia, ma organizza lo spazio visivo come una soglia, separando e al tempo stesso mettendo in relazione interno ed esterno.
Questa frattura compositiva genera una tensione immediata tra apertura e chiusura, tra visibilità e costrizione. Lo sguardo della figura, profondo e malinconico, sembra attraversare la trama geometrica, annullando simbolicamente l’ostacolo e stabilendo un contatto diretto con l’osservatore, trasformandosi in una silenziosa richiesta di attenzione e consapevolezza.
La matrice decorativa di ascendenza islamica introduce inoltre un codice visivo preciso, che radica l’immagine in un contesto culturale riconoscibile e ne amplifica la dimensione identitaria. Attraverso una sintesi rigorosa ed essenziale, Manara restituisce la complessità del conflitto in un’opera di forte impatto, elevando la copertina a spazio di riflessione visiva, oltre la sua funzione musicale.
Curiosità e aneddoti
La distribuzione del disco allegata a Il Manifesto rappresenta un caso significativo di collaborazione tra editoria e produzione musicale a fini politici e culturali. Non si trattò soltanto di un’operazione editoriale, ma di un gesto di presa di posizione, che contribuì a diffondere il disco presso un pubblico ampio e trasversale. Inoltre, la scelta di affidare la copertina a un autore di fama internazionale come Manara elevò il progetto, rendendolo un oggetto ibrido tra documento militante e opera d’arte. Proprio per la sua natura, il disco è oggi considerato una testimonianza significativa di impegno culturale nel panorama italiano di fine anni Ottanta.
L’autore dell’opera
Milo Manara (1945) è considerato uno dei più grandi maestri del fumetto e dell’illustrazione a livello mondiale. Celebre per il suo segno elegante, pulito e per una capacità impareggiabile nel ritrarre la bellezza femminile, Manara ha costruito la sua fama attraverso opere che hanno ridefinito il fumetto d’autore, collaborando con giganti della cultura come Hugo Pratt e Federico Fellini. La sua importanza risiede nella capacità di traslare il suo stile iconico e sensuale anche in contesti di forte impegno sociale. In Kufia – Canto per la Palestina, la sua arte si spoglia della componente ludica per abbracciare una poetica della testimonianza, dimostrando come il disegno possa diventare un potente mezzo di mediazione culturale e politica.




