Jealous Again
Black Flag
Copertina di Raymond Pettibon
Il disco e il suo contesto storico-musicale
Pubblicato nel 1980, Jealous Again rappresenta uno dei primi manifesti dell’hardcore punk americano. Registrato in una fase cruciale della storia dei Black Flag, il disco segna il passaggio dalla voce di Keith Morris a quella di Ron Reyes e l’evoluzione del gruppo verso un suono più aggressivo, veloce e radicale rispetto al punk della generazione precedente.
Nella California meridionale di fine anni Settanta, i Black Flag contribuiscono in modo decisivo alla nascita di una scena alternativa che rifiuta le logiche dell’industria musicale tradizionale. Attraverso concerti autogestiti, etichette indipendenti e un’attitudine apertamente antagonista, la band diviene uno dei punti di riferimento della cultura hardcore statunitense. Jealous Again riflette pienamente questo spirito: pochi minuti di musica che danno voce a rabbia, inquietudine e ribellione.
L’opera
La copertina di Jealous Again, realizzata da Raymond Pettibon, è costruita attorno a una scena apparentemente semplice ma ricca di tensione narrativa. Su uno sfondo giallo acceso, due donne vestite con uniformi sono rappresentate nel mezzo di una colluttazione. Una impugna un manganello, l’altra una pistola; entrambe appaiono deformate dall’ira e dal panico, mentre il loro movimento convulso suggerisce un’esplosione improvvisa di violenza.
Alle loro spalle compare la scritta “Miltown High Cow”, riferimento ironico al Miltown, un celebre tranquillante molto diffuso negli Stati Uniti negli anni Cinquanta e Sessanta. Le uniformi sono contrassegnate da una grande lettera “M”, dettaglio che sembra collegare direttamente le due figure alla scritta sullo sfondo. Le donne potrebbero essere interpretate come una sorta di hostess o promotrici associate al marchio evocato dall’immagine. Pettibon ne sovverte tuttavia il ruolo tradizionale, sostituendo l’eleganza e il controllo tipici della comunicazione commerciale con una scena dominata da violenza e caos. Il contrasto tra il nome associato alla calma e l’aggressività della scena produce un effetto sarcastico tipico dell’immaginario dei Black Flag e dell’arte di Pettibon. L’artista utilizza un linguaggio visivo accessibile e diretto per mostrare il lato più instabile e contraddittorio della società americana, mettendo in scena una realtà in cui la superficie rassicurante si incrina improvvisamente, lasciando emergere conflitti e pulsioni represse. La violenza non viene celebrata, ma esibita come sintomo di un malessere diffuso.
L’immagine richiama l’estetica dei fumetti popolari, delle illustrazioni pulp e della grafica a basso costo diffusa nei tabloid e nei romanzi polizieschi. Le figure sono delineate con un tratto netto e immediato, privo di qualsiasi idealizzazione. Il fondo giallo uniforme amplifica ulteriormente l’impatto visivo della scena. L’assenza di elementi ambientali concentra l’attenzione esclusivamente sulle protagoniste e sul loro scontro, trasformandolo in una sorta di allegoria del conflitto permanente. In questo senso la copertina dialoga perfettamente con la musica dei Black Flag: entrambe rinunciano a qualsiasi mediazione estetica per comunicare energia, disagio e tensione emotiva.
Anche il celebre logo della band, formato dalle quattro barre nere ideate da Raymond Pettibon, contribuisce all’efficacia dell’immagine. La sua presenza geometrica e compatta agisce come un marchio di riconoscimento immediato e rafforza l’identità visiva del gruppo, destinata a diventare una delle più influenti nella storia del punk.
Curiosità e aneddoti
La copertina di Jealous Again nasce dalla collaborazione tra i Black Flag e Raymond Pettibon, figura fondamentale nella costruzione dell’immaginario visivo della band. L’artista, nato Raymond Ginn, è il fratello minore di Greg Ginn, fondatore e chitarrista del gruppo, e partecipò attivamente alla definizione dell’identità grafica che avrebbe accompagnato l’ascesa dell’hardcore punk americano.
Oltre a realizzare numerose copertine, volantini e illustrazioni per i Black Flag e per la SST Records, Pettibon fu l’ideatore del celebre logo della band: le quattro barre nere verticali che richiamano una bandiera sventolante. Grazie alla sua semplicità e alla sua forza simbolica, il marchio divenne rapidamente uno degli emblemi più riconoscibili della cultura punk internazionale.
Come molte opere di Pettibon, anche l’immagine di Jealous Again non illustra direttamente i testi delle canzoni, ma costruisce una narrazione autonoma e aperta all’interpretazione. Questa scelta contribuì a distinguere i Black Flag da gran parte della produzione punk dell’epoca, che spesso privilegiava fotografie della band o soluzioni grafiche più immediate. La combinazione tra musica e immagini contribuì a creare un’identità artistica coerente e immediatamente riconoscibile.
Lo pseudonimo “Pettibon” deriva da petit bon (“piccolo buono” in francese), il soprannome affettuoso che il padre gli aveva attribuito durante l’infanzia. In alcune pubblicazioni e copertine dei primi anni di attività il nome venne occasionalmente riportato come Pettibone, con una “e” finale, a causa di errori di trascrizione o interpretazione; la forma corretta adottata dall’artista è tuttavia Pettibon.
L’autore dell’opera
Raymond Pettibon (1957), pseudonimo di Raymond Ginn, è uno degli artisti americani più influenti emersi dalla scena underground californiana tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta. Dopo gli studi di economia presso l’Università della California di Los Angeles, iniziò a dedicarsi al disegno sviluppando un linguaggio personale che unisce fumetto, illustrazione, letteratura e cultura popolare.
Le sue opere sono caratterizzate da un tratto netto in bianco e nero e da brevi testi che accompagnano le immagini, creando spesso significati ambigui, ironici o inquietanti. Attraverso questo stile inconfondibile, Pettibon ha esplorato temi come la violenza, il potere, la cultura di massa, la politica e le contraddizioni della società americana.
Il suo contributo alla scena punk è stato determinante. Le copertine e i materiali grafici realizzati per i Black Flag e per la SST Records hanno contribuito a definire l’estetica visiva dell’hardcore statunitense, influenzando generazioni di musicisti, illustratori e designer. A partire dagli anni Novanta la sua attività ha ottenuto un ampio riconoscimento internazionale, portando le sue opere nei principali musei e nelle più importanti istituzioni dedicate all’arte contemporanea.




