Il gigante amico narra la fiaba di Jo Condor
Il Piccolo Coro dei Maffei
Copertina di Toni Pagot
Pubblicato nel 1973, Il gigante amico è un disco che segna l’incontro tra musica per l’infanzia, narrazione televisiva e iconografia popolare italiana. Interpretato dal Piccolo Coro dei Maffei, racconta le avventure di Jo Condor, il goffo avvoltoio protagonista degli spot Ferrero trasmessi all’interno di Carosello. Questi sketch pubblicitari, prodotti dalla Rai a partire dagli anni Cinquanta, rappresentavano un format televisivo unico, in cui contenuto promozionale e narrazione fantastica si intrecciavano. Episodi brevi, comici e memorabili, in cui Jo Condor – con voce nasale, atteggiamento lagnoso e aria di eterna vittima – tentava puntualmente di disturbare la vita serena della Valle Felice, per poi essere sconfitto dall’intervento del Gigante Amico, chiamato a gran voce dai bambini: “Gigante, pensaci tu!”. Le sue frasi finali, come “E che c’ho scritto Jo Condor?” (equivalente di “Mi hai preso per uno sciocco?”) e “Non c’ho la mutua!”, sono entrate nel linguaggio comune, diventando modi di dire ancora oggi ricordati. Il disco nasce in un’epoca in cui l’infanzia veniva educata anche attraverso i linguaggi pubblicitari e mediali, con canzoni orecchiabili e figure archetipiche capaci di trasmettere valori sociali con storie semplici e morali. La copertina, illustrata da Toni Pagot, è una scena vivace e coloratissima che richiama lo stile fumettistico tipico dell’animazione italiana degli anni Sessanta e Settanta e appare come un piccolo teatro illustrato, lo sfondo nero lo trasforma in qualcosa a metà strada tra vignetta animata e spettacolo di burattini. Nella parte superiore dell’immagine campeggia il titolo del disco, Il gigante amico…, scritto in grandi caratteri gotici gialli, che catturano subito lo sguardo e danno un tono fiabesco alla composizione, come se fosse il frontespizio di una favola illustrata. Sullo sfondo, il Gigante Amico, alto e massiccio, con capelli e barba rossi, gilet viola, camicia bianca e pantaloni verdi, è accovacciato accanto al villaggio stilizzato della Valle Felice, pronto a intervenire.
Al centro della composizione si staglia Jo Condor, avvoltoio dalle piume arancioni e lungo becco ricurvo, con monocolo e cappello da uniforme su cui è scritto “Jo Condor”. Con aria offesa, colto in fallo cerca scuse, punta il dito verso la scritta sul proprio cappello e rivolgendosi al suo aiutante Secondor, un piccolo corvo nero dal cappello viola, pronuncia la battuta iconica: “E che c’ho scritto Jo Condor?”. La scena sembra un fermo immagine di uno degli spot di Carosello. L’immagine incarna perfettamente la retorica visiva dell’animazione pedagogica dell’epoca: il bene, rappresentato dal Gigante Amico, è grande, rassicurante e pacifico, mentre il male, incarnato da Jo Condor, è piccolo, lamentoso, presuntuoso ma innocuo, ridicolizzato dal tono umoristico della scena. L’interazione tra i due personaggi – il gigante che non punisce ma protegge, simbolo di saggezza, forza bonaria e autorità benevola – trasmette un messaggio chiaro: anche chi disturba o sbaglia può essere accolto, corretto, educato. Il retro della copertina si trasforma in una tavola illustrata a griglia: nove riquadri, ciascuno dedicato a un personaggio caricaturale accompagnato da un nome e una rima (“Martino che dorme sul vasino”, “Rodrigo che fa la guardia al frigo”, “Lulù coi suoi occhi blu”…). L’impostazione ricorda i vecchi cataloghi di figurine o le tavole didattiche per bambini, rafforzando il tono ludico, corale e enciclopedico della fiaba. Ogni personaggio è reso con tratti sintetici e posture dinamiche, perfette per la memoria visiva dei piccoli ascoltatori. Quest’opera è un piccolo documento del ruolo che l’illustrazione e l’animazione hanno avuto nella trasmissione di valori sociali e modelli comportamentali nel boom economico italiano. Con un segno semplice e ironico, Toni Pagot – creatore di Calimero e maestro dell’animazione italiana – trasforma una pubblicità in racconto popolare, a metà strada tra fiaba, fumetto e teatro disegnato. La copertina di Il gigante amico non si limita a illustrare un disco: cattura un’epoca in cui musica, televisione e disegno animato parlavano lo stesso linguaggio, costruendo un immaginario condiviso da intere generazioni.

