Horses
Patti Smith
Copertina di Robert Mapplethorpe
Il disco e il suo contesto storico-musicale
Pubblicato nel novembre del 1975, Horses rappresenta uno dei debutti più dirompenti della storia della musica contemporanea. Con questo album, Patti Smith si impone come figura nuova e rivoluzionaria, capace di fondere poesia, letteratura e rock. Registrato in un periodo di profonda trasformazione culturale, il disco nasce nella New York degli anni Settanta, una città attraversata da tensioni sociali, fermenti artistici e sperimentazioni che coinvolgono musica, arti visive e performance.
Mentre il rock tradizionale sembra aver raggiunto una fase di maturità e il punk sta per esplodere nei club del Lower Manhattan, Patti Smith costruisce un linguaggio personale che attinge tanto alla Beat Generation quanto all’energia primitiva delle origini del genere. L’album, prodotto da John Cale dei Velvet Underground, anticipa molti degli elementi che caratterizzeranno il punk, pur mantenendo una forte dimensione poetica e intellettuale. Horses è un’opera destinata a segnare intere generazioni di musicisti e artisti.
L’opera
La copertina di Horses è una delle immagini più celebri e riconoscibili della storia del rock. Realizzata da Robert Mapplethorpe, fotografo allora agli inizi della sua carriera, presenta Patti Smith in un ritratto apparentemente semplice ma straordinariamente ricco di significati. L’immagine è costruita su una rigorosa essenzialità. Lo sfondo bianco e privo di elementi decorativi elimina qualsiasi distrazione, concentrando tutta l’attenzione sulla figura della cantante. Patti appare in piedi, leggermente decentrata rispetto all’inquadratura, con una camicia bianca ampia e una cravatta nera allentata. Sulla spalla sinistra è appoggiata una giacca scura, trattenuta con naturale disinvoltura. I capelli spettinati, il volto privo di artifici e l’espressione diretta contribuiscono a creare un’immagine di assoluta autenticità.
La forza della fotografia risiede nel suo equilibrio tra maschile e femminile. L’artista adotta elementi dell’abbigliamento maschile senza rinunciare alla propria identità, sfidando apertamente le convenzioni di genere ancora molto radicate nella cultura popolare degli anni Settanta. La posa richiama alcuni archetipi della tradizione fotografica americana, dai ritratti degli artisti bohémien fino all’eleganza disinvolta delle icone del cinema e della musica del Novecento, ma li rielabora in una chiave completamente nuova. Lo sguardo rivolto verso l’obiettivo costituisce il fulcro emotivo dell’immagine. Non cerca seduzione né complicità: è uno sguardo fermo, consapevole, quasi di sfida. In un’epoca in cui le artiste venivano spesso rappresentate secondo canoni estetici convenzionali, Patti Smith sceglie di presentarsi come individuo prima ancora che come celebrità, affermando la propria libertà creativa e personale.
Il bianco e nero accentua ulteriormente il carattere senza tempo della fotografia. La luce morbida modella delicatamente il volto e la figura, mentre il contrasto conferisce all’immagine una dimensione intima e umana. La composizione riflette perfettamente il contenuto dell’album: essenziale, sincera, poetica e radicalmente indipendente. Più che una semplice fotografia promozionale, la copertina diventa una dichiarazione d’intenti, un manifesto visivo di emancipazione artistica e culturale.
Curiosità e aneddoti
La fotografia fu realizzata nell’appartamento di Robert Mapplethorpe a New York con mezzi estremamente semplici. Patti Smith raccontò che il servizio fotografico durò pochi minuti e che Mapplethorpe scattò soltanto una serie limitata di immagini prima di individuare quella definitiva.
L’artista ebbe pieno controllo sulla scelta della fotografia da utilizzare per la copertina. Dopo aver visionato i provini, selezionò personalmente lo scatto che sarebbe diventato celebre in tutto il mondo. La cantante dichiarò in seguito che quella fotografia rappresentava esattamente l’immagine che desiderava offrire di sé: libera da stereotipi, autentica e indipendente.
La copertina testimonia inoltre il profondo legame tra Patti Smith e Robert Mapplethorpe, una relazione affettiva e artistica iniziata alla fine degli anni Sessanta e destinata a influenzare profondamente il percorso creativo di entrambi. La loro storia è stata raccontata dalla stessa Smith nel memoir Just Kids (2010), vincitore del National Book Award e considerato una delle più importanti testimonianze sulla scena artistica newyorkese dell’epoca.
Nel corso dei decenni questa fotografia è stata più volte inclusa nelle classifiche delle copertine più iconiche della storia della musica, diventando un simbolo della libertà espressiva e dell’affermazione femminile nel rock.
L’autore dell’opera
Robert Mapplethorpe (1946-1989) è considerato uno dei fotografi più importanti e controversi del XX secolo.
Dopo gli studi presso il Pratt Institute di Brooklyn, sviluppa una ricerca artistica destinata a rivoluzionare il linguaggio fotografico contemporaneo. Le sue opere spaziano dal ritratto al nudo artistico, dalle nature morte alle celebri fotografie dedicate alla scena underground newyorkese. Attraverso una rigorosa attenzione alla composizione e alla forma, trasforma la fotografia in uno strumento capace di coniugare eleganza classica e provocazione contemporanea.
Particolarmente noto per le sue immagini dedicate al corpo umano e alle identità sessuali marginalizzate, contribuisce a ridefinire il rapporto tra arte, erotismo e rappresentazione sociale. I suoi scatti, caratterizzati da una straordinaria perfezione formale e da un raffinato uso del bianco e nero, hanno influenzato generazioni di artisti e fotografi.
La copertina di Horses rappresenta una delle sue opere più celebri e costituisce un momento fondamentale tanto nella storia della fotografia quanto in quella della musica rock: l’incontro tra due giovani artisti destinati a diventare figure protagonisti della cultura del secondo Novecento.




