Harley Davidson
Brigitte Bardot
Copertina di Jean Adda
Il disco e il suo contesto storico-musicale
Pubblicato nel 1967, il 45 giri Harley Davidson nasce dal sodalizio artistico e sentimentale tra Brigitte Bardot, allora la diva più celebrata del pianeta, e Serge Gainsbourg, genio provocatore della musica francese. Il brano esce in una fase di profonda trasformazione della cultura pop europea, nel momento in cui la sua stagione più libera e sperimentale accompagna il passaggio dallo stile yé-yé alle prime, decisive contaminazioni rock. La canzone diventa subito un simbolo di libertà e ribellione, riflettendo la rivoluzione dei costumi e l’affermazione di una nuova identità femminile. L’immaginario biker, fino ad allora legato a modelli maschili come James Dean e Marlon Brando, viene riletto da una prospettiva femminile forte e provocatoria. Qui la donna non è più una figura decorativa, ma il centro del racconto. Un’estetica che anticipa lo spirito post-sessantottino, dove desiderio, autonomia e stile si fondono in un’unica immagine iconica.
L’opera: lettura simbolica e culturale
La fotografia, opera del celebre fotografo Jean Adda, è un capolavoro di costruzione iconografica che fonde glamour, futurismo e rock’n’roll. Adda sceglie un’inquadratura dal basso che monumentalizza Brigitte Bardot, ritratta mentre domina una maestosa Harley-Davidson. La composizione gioca sul contrasto tra la morbidezza organica dei lunghi capelli biondi e la durezza meccanica del metallo: le linee diagonali dei tubi di scappamento e delle forcelle generano una tensione dinamica che sembra proiettare il mezzo oltre il perimetro del disco.
L’abbigliamento è una dichiarazione di stile rivoluzionaria: Bardot indossa un completo in pelle nera firmato dal “metallurgico della moda” Paco Rabanne, abbinato agli iconici stivali cuissardes Belle Vivier disegnati da Roger Vivier. Sul piano simbolico, Adda e Rabanne trasformano l’attrice in una guerriera moderna, in cui la motocicletta non è più archetipo maschile di potenza e libertà, ma estensione di un’identità femminile autonoma e consapevole.
La scelta del bianco e nero, asciutto e fortemente contrastato, sottrae l’immagine alla dimensione glamour tradizionale per collocarla in un territorio più ruvido, quasi documentaristico. Il font rosso acceso del titolo completa l’opera, introducendo un unico accento cromatico che richiama l’urgenza della velocità e della passione.
Curiosità e aneddoti
Oggi quella “Harley Davidson” si trova in un garage sotterraneo blindato a Saint-Tropez, in zona Les Salins, a pochi passi dalla villa La Madrague dove l’attrice si era ritirata per dedicarsi alla causa animalista. La moto è di proprietà di un facoltoso collezionista e riposa circondata da Ferrari e altre auto da sogno; esce raramente ed ha percorso solo pochi chilometri, conserva un dettaglio intimo e prezioso: la sella in pelle con ricamate le iniziali “BB”.
Un altro celebre aneddoto lega Serge Gainsbourg a Brigitte Bardot: Je t’aime… moi non plus fu scritta originariamente per lei nel 1967, durante la loro relazione. La canzone venne effettivamente incisa con la voce della Bardot, ma non fu pubblicata a causa del veto del marito dell’attrice, Günter Sachs, che ne temeva lo scandalo. Solo due anni più tardi Gainsbourg recuperò il brano, affidandolo alla sua nuova compagna Jane Birkin: la versione del 1969, carica di sensualità esplicita, divenne un caso internazionale e uno dei brani più controversi e iconici della storia della musica pop. Bardot diede poi l’autorizzazione alla pubblicazione anni dopo, e quella incisione è stata effettivamente resa disponibile al pubblico nel 1986.
L’autore dell’opera
Jean Adda è stato un fotografo francese di primo piano, la cui carriera è indissolubilmente legata all’epoca d’oro del cinema e della musica degli anni Sessanta. Fotografo di fiducia di Brigitte Bardot, Adda ha saputo catturare l’essenza della diva durante i suoi anni più iconici, diventando l’architetto visivo delle sue copertine discografiche e dei suoi servizi fotografici più celebri. La sua importanza risiede nella capacità di aver traghettato la fotografia di spettacolo verso un’estetica più audace e moderna: lo stile si distingue per l’uso magistrale dei contrasti luminosi e per una composizione quasi architettonica del ritratto, capace di trasformare il soggetto in un simbolo culturale.
Ha collaborato con le principali riviste di moda e attualità del periodo, documentando con sguardo acuto la transizione della società francese verso la modernità. Grazie alla sua sensibilità artistica, scatti come quello per “Harley Davidson” non sono semplici fotografie promozionali, ma vere e proprie opere d’arte che hanno contribuito a definire l’immaginario collettivo del XX secolo.




