Fotografie
Garbo
Copertina di Guido Harari
Fotografie è una raccolta discografica del cantautore italiano Garbo, pseudonimo di Renato Abate, pubblicata nel 1984. L’anno coincide con il cuore del decennio: un periodo in cui l’estetica post-punk e new wave si intreccia sempre più con l’elettronica e con l’uso dei sintetizzatori, accompagnata da una crescente centralità del look e dell’identità visiva, spesso influenzata dalla cultura anglosassone dei New Romantics e del synth-pop.
L’album offre una sintesi significativa della prima fase del percorso artistico di Garbo, restituendo il profilo di una delle figure più rappresentative e intellettualmente consapevoli della new wave italiana. L’artista si distingue per la capacità di coniugare ricerca sonora, scrittura introspettiva e una forte attenzione all’immagine, intesa come elemento identitario e culturale.
Fotografie raccoglie alcuni brani cardine della sua discografia, tra cui A Berlino… Va Bene. La pubblicazione è tuttavia trainata soprattutto dall’inedito Radioclima, presentato al Festival di Sanremo 1984: un passaggio emblematico che segna, per la prima volta in modo esplicito, l’ingresso dell’estetica new wave sul palco pop più tradizionale della musica italiana. Un’apertura verso una dimensione parzialmente mainstream che, tuttavia, non intacca l’aura di sofisticata alterità dell’artista.
Analisi visiva e lettura simbolica
L’immagine di copertina, firmata dal fotografo Guido Harari, si configura come un vero manifesto visivo dell’immaginario di Garbo e della cultura visiva degli anni Ottanta. Il primo piano è dominato dall’artista, colto in un momento di riflessione sospesa, quasi performativa. Indossa una camicia a righe verticali e occhiali dalla montatura spessa, elementi distintivi del suo stile, mentre lo sguardo rivolto verso l’esterno assume un’espressione interrogativa.
Garbo è seduto a un tavolo di legno grezzo, accanto a lui compare una radio d’epoca in bachelite, chiaro simbolo di comunicazione e memoria, con un evidente rimando al brano Radioclima. Sono presenti anche un libro aperto — forse un diario o un testo poetico — che allude alla dimensione letteraria e introspettiva del cantautore, e una tazza con piattino e alcuni biscotti: dettagli che suggeriscono un’atmosfera intima e borghese, in netto contrasto con l’immaginario più istintivo e sregolato del rock.
Nella mano destra l’artista tiene una matita, come se stesse indicando o tracciando il proprio pensiero; l’altra mano è aperta in un gesto che evoca sorpresa, espressione o interrogazione. Lo sfondo è attraversato da una illuminazione magenta-rosa, tipica delle estetiche new wave e synth-pop, che proietta un’ombra netta e allungata sulla parete. Piccoli frammenti gialli— forse petali, coriandoli o pezzi di carta — fluttuano nello spazio, introducendo un elemento surreale ed effimero.
La presenza del libro e della radio colloca Garbo non tanto come musicista pop, quanto come intellettuale o “poeta inquieto” prestato all’elettronica. Il ritratto restituisce l’immagine di un artista solitario, chiuso in una stanza, sospeso tra il passato — evocato dalla radio antica e dal libro — e un presente-futuro fatto di suoni sintetici e sensibilità contemporanea.
Il titolo Fotografie suggerisce l’idea di un’istantanea, di un fermo immagine sul tempo e sulla memoria. La copertina agisce essa stessa come una singola fotografia dell’identità artistica di Garbo: intima, colta, inquieta. I colori saturi, l’ombra marcata e la composizione teatrale sono elementi chiave della fotografia pop-rock degli anni Ottanta. Harari utilizza la luce per costruire un’atmosfera sospesa e artificiale, perfettamente coerente con il tono emotivo e distaccato della new wave.
Cenni sull’autore della copertina
Guido Harari (1952) è uno dei più importanti fotografi e critici musicali italiani. Inizia la sua carriera negli anni Settanta collaborando con riviste specializzate, affermandosi rapidamente come ritrattista di grande sensibilità. Nella fotografia musicale è noto per la capacità di cogliere “la persona dietro al personaggio”: i suoi ritratti non sono semplici immagini promozionali, ma opere capaci di restituire intimità, poesia e profondità psicologica.
Lou Reed lo ha lodato affermando: «Sono sempre felice di farmi fotografare da Guido. So che le sue saranno immagini musicali, piene di poesia e di sentimento. Le cose che Guido cattura nei suoi ritratti rimangono in genere ignorate dagli altri fotografi».
Nel corso della sua carriera ha firmato innumerevoli copertine per alcuni tra i più importanti artisti italiani e internazionali, tra cui Fabrizio De André — di cui è stato fotografo di fiducia — Vasco Rossi e Bob Dylan. Con la Wall of Sound Gallery, fondata ad Alba nel 2011, Harari ha inoltre creato la prima galleria fotografica italiana interamente dedicata all’immaginario della musica, consolidando il proprio ruolo di archivista e narratore visivo della storia del rock e della canzone d’autore.




