Dylaniato
Schipa Jr.
Copertina di Pablo Echaurren
Il disco e il suo contesto storico-musicale
Pubblicato nel 1988, Dylaniato segna un passaggio significativo nel percorso artistico di Tito Schipa Jr., figura atipica nel panorama musicale italiano. Mentre negli anni Ottanta la scena è dominata da sonorità elettroniche, synth pop e produzioni sempre più orientate al mercato internazionale ed al consumo rapido, Schipa Jr. sceglie una traiettoria personale e controcorrente, riportando al centro la parola e la sua densità espressiva.
Il progetto nasce come un confronto diretto con l’opera di Bob Dylan, di cui vengono tradotti e reinterpretati otto brani. Non è un semplice omaggio, ma una vera riscrittura: i testi dylaniani vengono filtrati attraverso una sensibilità teatrale e colta, mantenendo la complessità poetica ma adattandola a un contesto linguistico e culturale diverso.
Dylaniato si colloca in una zona di confine tra canzone d’autore, teatro musicale e ricerca espressiva, proseguendo idealmente il percorso già intrapreso da Schipa Jr. con altre opere. Il risultato è un lavoro che si sottrae alle logiche del tempo, costruendo un dialogo tra la tradizione del folk americano e una visione artistica profondamente europea.
L’opera: lettura simbolica e culturale
La copertina, firmata da Pablo Echaurren, si impone come un campo visivo saturo, quasi febbrile, in cui ogni elemento sembra vibrare di un’energia autonoma. Al centro, una figura maschile dai tratti caricaturali – baffi marcati, capelli ricci – suona la chitarra: una presenza che può essere letta come alter ego dello stesso Schipa Jr., ma anche come archetipo del cantautore, sospeso tra identità e rappresentazione. Attorno a lui esplode un universo iconografico stratificato: una colomba viola, simbolo della pace, si intreccia a missili e detonazioni che evocano lo spettro della guerra; una nave geometrica suggerisce il viaggio, reale e interiore; cuori e note musicali pulsano come segni vitali, mentre una figura meccanica introduce una nota straniante, quasi una riflessione sulla disumanizzazione contemporanea.
Echaurren costruisce così un mosaico visivo che rimanda tanto alla psichedelia degli anni Sessanta quanto alla cultura underground e fumettistica degli anni Settanta e Ottanta. Le linee nere, nette e incisive, contengono campiture di colore acceso – rossi, blu, gialli, viola – generando un “caos organizzato” in cui ogni frammento è parte di un discorso più ampio.
In questo intreccio, la figura del musicista appare quasi isolata, immersa in un flusso di simboli che rappresentano il mondo: un mondo contraddittorio, diviso tra utopia e conflitto, tra slancio creativo e crisi. È qui che la copertina dialoga profondamente con il progetto musicale: così come Schipa Jr. rielabora Dylan senza tradirlo, l’immagine rielabora un immaginario collettivo senza mai fissarlo definitivamente, lasciandolo aperto a molteplici interpretazioni.
Curiosità e aneddoti
Dylaniato nasce come un progetto rischioso: tradurre Bob Dylan in italiano è impresa che molti hanno evitato, proprio per la complessità semantica e poetica dei suoi testi. Schipa Jr., invece, affronta la sfida “a cuore aperto”, cercando equivalenze espressive più che fedeltà letterale.
L’autore dell’opera
Pablo Echaurren (1951) è una figura centrale nell’arte italiana contemporanea, capace di attraversare linguaggi e contesti con straordinaria coerenza. Figlio del pittore surrealista Roberto Matta, cresce in un ambiente internazionale che ne alimenta la vocazione sperimentale.
Negli anni Settanta si afferma come una delle voci più originali della scena artistica e controculturale italiana, collaborando con riviste, movimenti e ambienti legati all’underground. Il suo stile, immediatamente riconoscibile, unisce fumetto, pop art, grafica e suggestioni politiche, dando vita a immagini dense, ironiche e spesso provocatorie.
Nel campo della grafica musicale, Echaurren porta una visione autoriale forte, trasformando la copertina in spazio narrativo e critico. Il suo lavoro per Dylaniato ne è un esempio emblematico: non un semplice accompagnamento visivo, ma un’opera autonoma, capace di dialogare con la musica e amplificarne le tensioni culturali ed espressive.




