Bugie
Lucio Dalla
Copertina di Luigi Ghirri
Il disco e contesto storico-musicale
Pubblicato nel marzo del 1986, Bugie rappresenta uno dei vertici della maturità artistica di Lucio Dalla. In un decennio dominato dall’edonismo e dai suoni sintetici, Dalla sceglie la strada più complessa: un pop d’autore raffinatissimo, venato di jazz e introspezione. È il disco di “Se io fossi un angelo”, brano di una libertà espressiva assoluta che vola sopra i mali del mondo, e di ballate struggenti come “Chissà se lo sai”. Qui Dalla gioca con il concetto di finzione, non come inganno, ma come filtro necessario per interpretare la realtà e i sentimenti, costruendo un’opera notturna che si specchia nell’immobilità e nel silenzio degli spazi urbani.
Analisi visiva e lettura simbolica
La copertina, firmata dal maestro della fotografia Luigi Ghirri, non è un semplice ritratto, ma una profonda riflessione sull’identità e sulla visione. Dalla emerge da un’oscurità densa, quasi caravaggesca; la luce colpisce solo una porzione del volto, lasciando il resto all’immaginazione.
L’elemento di rottura è dato dal mirino grafico sovrapposto all’immagine: sottili linee geometriche che inquadrano l’occhio dell’artista. Questo dettaglio trasforma Lucio da soggetto osservato a “bersaglio” o, viceversa, a osservatore privilegiato. C’è un richiamo fortissimo alla cultura visiva degli anni ’80, segnata dal passaggio dall’analogico al digitale, dove la realtà inizia a essere mediata da schermi e reticoli tecnologici. La sigaretta accesa, un classico topos dell’iconografia di Dalla, funge da punto luce organico in contrasto con la freddezza del grafico. L’estetica di Ghirri qui spoglia il divo della sua maschera istrionica per restituirci un uomo fragile e pensieroso, perfettamente in linea con il contenuto introspettivo dei brani.
Aneddoti e curiosità
Tra Dalla e Ghirri esisteva un sodalizio intellettuale profondo. Il fotografo non voleva “vendere” l’album, ma “documentare” l’anima del musicista, motivo per cui scelse di non utilizzare set fotografici tradizionali.
Cenni sull’autore della copertina
Luigi Ghirri (1943–1992) è stato uno dei più importanti fotografi italiani del secondo Novecento. La sua ricerca, centrata sul paesaggio, sull’architettura e sulla percezione dello spazio, ha ridefinito il linguaggio fotografico contemporaneo, introducendo una visione poetica e concettuale fondata sulla misura, sull’attenzione al quotidiano e sul rapporto tra realtà e rappresentazione. Figura centrale della fotografia europea, Ghirri ha influenzato profondamente le generazioni successive, imponendosi come autore capace di trasformare l’immagine in uno strumento critico e culturale. La sua poetica si basa sull’esplorazione dell’ovvio e sul concetto di “sguardo”: Ghirri non cercava lo scatto straordinario, ma la magia nel banale e nel quotidiano. La sua collaborazione con il mondo della musica (oltre a Dalla, lavorò intensamente con i CCCP e gli Stadio) ha elevato la copertina del disco da packaging commerciale a opera d’arte concettuale.




