Back When You Were Good
The Hours
Copertina di Damien Hirst
The Hours, duo londinese formato da Anthony Genn e Martin Slattery, esordiscono a metà anni Duemila con un pop-rock elegante e cinematografico che confluirà nell’album Narcissus Road. Il singolo Back When You Were Good, pubblicato nel 2006 in vista dell’album, segna anche l’inizio della collaborazione con Damien Hirst, amico della band, che ne cura le copertine e l’immagine visiva. La cover si presenta come un colpo d’occhio destabilizzante: su un fondo rosa fluo si staglia un teschio frontale, ma nelle cavità orbitali brillano due occhi azzurri, truccati e incorniciati da ciglia lunghissime. Le labbra, semichiuse, lasciano intravedere i denti, suggerendo un’espressione volutamente provocante: sembra quasi il volto di una donna ridotto a pura ossatura, ma con sguardo e trucco intatti, come un maquillage applicato alla morte. L’immagine è una variazione del tema della vanitas, in cui la seduzione convive con la caducità, e unisce in modo diretto Eros e Thanatos, due poli opposti che diventano inscindibili. In relazione al testo della canzone, che evoca ricordi e rimpianti di un passato migliore, la copertina assume un significato ancora più forte: ciò che appare attraente e vitale porta già con sé i segni del tempo e della fine. Lo sfondo acceso e pop amplifica il contrasto, caricando di energia un simbolo che rimane legato all’inevitabilità della morte. Lo stile, basato su un impianto grafico minimale e pubblicitario, con un’icona centrale e un colore saturo, riflette pienamente la cifra di Hirst, che in quegli anni lavora sul motivo del teschio, dalle serie The Dead alle sue celebri skull spin . Il risultato è un’immagine-logo che definisce con forza l’identità visiva della band e contemporaneamente si inserisce nella poetica dell’artista, creando un ponte tra arte contemporanea e cultura pop. Non è un caso che Hirst abbia sostenuto attivamente i The Hours in questo periodo, realizzando non solo artwork ma anche oggetti e varianti collezionate da appassionati. La copertina di Back When You Were Good funziona perché è allo stesso tempo un manifesto e una vanitas pop: è leggibile a distanza come un’icona, ma stratificata di significati ambigui, sospesa tra bellezza e morte, desiderio e impermanenza. Una vera immagine-statement dei mid-2000, capace di fissarsi nella memoria e di testimoniare come la musica possa diventare anche un territorio di sperimentazione visiva.
