Crazy Sneaker
Slinky Gym School Featuring Rammellzee
Copertina di Walter Dahn (front), George Condo (back)
Il disco e contesto storico-musicale
Pubblicato nel 1984, Crazy Sneaker è un disco che mette in relazione mondi culturali diversi: la sperimentazione artistica europea, il post-punk e le prime manifestazioni dell’ hip hop newyorkese. Più che un punto di arrivo, il disco va letto come il riflesso di un periodo di forte contaminazione tra linguaggi musicali e visivi.
Slinky Gym School nasce all’interno della scena artistica di Colonia su iniziativa di Robert “Crash”, con la collaborazione di Walter Dahn, Deflet Kühne, Tom Dokoupil. Crash, musicista e produttore attivo tra ambito sperimentale e contesto pop internazionale, è una figura trasversale, capace di muoversi tra avanguardia e industria musicale, vantando collaborazioni di rilievo come per esempio gli Eurythmics.
Il progetto Slinky Gym School si arricchisce ulteriormente, trovando una direzione più radicale, grazie all’intervento di Rammellzee. Non solo rapper, ma artista e teorico, Rammellzee è noto per aver sviluppato il concetto di Gothic Futurism, una visione ribelle e visionaria che mescola passato e futuro, medioevo e cultura urbana, teoria e strada, proponendo un linguaggio libero, instabile e in continua trasformazione, espresso attraverso graffiti, musica, performance e immagini. La sua presenza sposta il disco verso un territorio più concettuale, in cui la musica dialoga con l’arte e l’azione performativa.
Crazy Sneaker non si configura dunque come un semplice vinile da ascoltare, ma come un esperimento, testimonianza del dialogo tra la scena artistica underground di New York e alcuni ambienti musicali e culturali dell’Europa dei primi anni ottanta.
Analisi visiva e lettura simbolica
La copertina di Crazy Sneaker, nata dalla collaborazione tra l’artista tedesco Walter Dahn per il fronte e l’americano George Condo per il retro, restituisce un’immagine forte e coerente della cultura visiva degli anni Ottanta, segnata dall’incontro tra scene artistiche europee e statunitensi.
Il fronte è dominato da uno sfondo a spruzzo, una texture fitta di colore che richiama sia l’energia dell’action painting sia l’uso della vernice spray nei graffiti urbani. Al centro è inserita una fotografia in bianco e nero di Rammellzee, ritratto frontalmente con le braccia conserte e gli occhiali sollevati sulla fronte. La posa comunica sicurezza e presenza scenica. All’interno dell’immagine compaiono anche segni e graffiti (frecce, simboli e tratti taglienti) probabilmente realizzati dallo stesso Rammellzee. Questi elementi non hanno una funzione decorativa, ma fanno parte del suo personale sistema visivo, trasformando la fotografia in un’estensione della pratica artistica. Il carattere tipografico spigoloso del suo nome, posto sopra l’immagine, rafforza questa lettura e richiama l’idea di linguaggio come strumento di affermazione e conflitto.
Il retro della copertina, firmato da George Condo, introduce un cambiamento netto. Il disegno, semplice e lineare, raffigura una serie di oggetti sospesi a fili sottili: un giradischi, un guanto, un disco e un cappello. A ogni oggetto è associato il nome di uno dei membri del progetto, trasformando l’immagine in una mappa essenziale del gruppo: Walter Dahn, Detlef Kühne, Tom Dokoupil e Robert Crash. Il tratto è essenziale e diretto e trasforma i simboli della cultura di strada in immagini sospese, cariche di una lieve inquietudine. Il dialogo tra l’energia visiva del fronte e l’approccio più controllato del retro rappresenta efficacemente il Gothic Futurism e l’immaginario di Rammellzee: una visione che mette in relazione riferimenti arcaici e tensione verso il futuro, restituendo in forma visiva il carattere irregolare e sperimentale del disco.
Aneddoti e curiosità
Scambi tra Europa e New York: il disco nasce nel contesto degli intensi scambi tra la scena artistica di Colonia e l’underground newyorkese dei primi anni Ottanta, in un clima di continua contaminazione tra musica, pittura e performance. Viene registrato e prodotto in un clima volutamente informale e sperimentale, lontano dalle logiche commerciali del rap emergente. Questa libertà produttiva contribuisce a definirne il carattere irregolare e radicale.
Rammellzee come artista totale: teorico del Gothic Futurism, utilizza Crazy Sneaker per estendere la propria visione oltre la musica, affermando un immaginario che anticipa pratiche artistiche ibride e cross-disciplinari. Il fronte copertina lo colloca all’interno del suo ambiente creativo: i graffiti presenti nell’immagine, parte del suo linguaggio simbolico, trasformano la foto in una vera e propria dichiarazione d’identità.
La Dub Version: il lato B, Gothic Futurism (Crazy Sneaker Dub), propone una destrutturazione sonora radicale che anticipa molte soluzioni della musica elettronica sperimentale successiva.
Un disco fuori dal mercato: venne registrato e prodotto in un clima volutamente informale e sperimentale, lontano dalle logiche commerciali del rap emergente. Questa libertà produttiva contribuì a definirne il carattere irregolare e radicale.
Cenni sugli autori della copertina
Walter Dahn (1954) è artista tedesco allievo di Joseph Beuys e legato alla scena di Colonia e alla cosiddetta Neue Wilde. La sua arte attraversa pittura, disegno, fotografia e musica, con un approccio istintivo e anti-convenzionale, rifiutando l’intellettualismo freddo a favore di un’intensità emotiva ed espressiva che trova nel punk e nella street art il suo terreno d’elezione.
George Condo (1957) è il ponte intellettuale tra la pittura colta e la cultura di strada. Giunto a New York alla fine degli anni Settanta, lavora inizialmente nella Factory di Andy Warhol, da cui eredita la fascinazione per l’icona pop e la serialità. Diventa presto una figura centrale dell’East Village, stringendo un legame simbiotico con Jean-Michel Basquiat e Keith Haring: con loro condivide l’urgenza di scardinare i canoni dell’arte accademica, ma lo fa attraverso quello che lui definisce “Realismo Artificiale”. Il suo stile fonde la tecnica dei maestri classici con il grottesco dei cartoon, creando un linguaggio che unisce il distacco concettuale di Warhol alla furia segnica di Basquiat.





