Year Of The Cat
Al Stewart
Copertina di Hipgnosis
Il disco e il suo contesto storico-musicale
Quando esce nell’autunno del 1976, Year of the Cat segna per Al Stewart il passaggio decisivo da cantautore di culto della scena folk britannica ad autore capace di conquistare il grande pubblico internazionale. Dopo anni di album raffinati ma relativamente di nicchia, Stewart trova la chiave giusta grazie all’incontro con il produttore Alan Parsons. Gli arrangiamenti orchestrali, la cura quasi cinematografica del suono e una produzione limpida trasformano il suo folk narrativo in un pop adulto, elegante e sofisticato.
Al centro del disco c’è naturalmente la title track, scritta insieme al tastierista Peter Wood: un brano costruito con pazienza narrativa, che cresce lentamente fino a diventare una piccola suite radiofonica. Il celebre assolo di sax, insieme alla chitarra finale, contribuisce a fissarne il fascino sospeso e un po’ enigmatico. Il successo del singolo spalanca a Stewart le classifiche internazionali e consacra Year of the Cat come uno degli album più rappresentativi del cantautorato anglosassone degli anni Settanta, capace di unire racconto, atmosfera e grande eleganza musicale.
L’opera: lettura simbolica e culturale
Realizzata dallo studio Hipgnosis con illustrazione di Colin Elgie, la copertina dell’album Year of the Cat si presenta come un intricato collage ambientato in una stanza colma di oggetti enigmatici. Su un tavolo da toilette si accumulano, in un disordine solo apparentemente casuale, elementi di uso quotidiano — statuette, monete, pacchetti di sigarette, piccoli oggetti decorativi e immagini — accomunati da un filo conduttore preciso: numerosi riferimenti al mondo dei gatti. In modo diretto o allusivo compaiono infatti prodotti con nomi evocativi, immagini decorative e richiami iconografici che rimandano continuamente a questo animale.
Nello specchio si intravede la figura di una donna mentre si trucca, come se stesse preparando un travestimento per una festa ed in primo piano compare la coda di un gatto che attraversa la scena. Questo gioco di riflessi e indizi costruisce un’immagine enigmatica, quasi un piccolo racconto visivo sospeso tra realtà quotidiana e suggestione simbolica.
La composizione ricorda una natura morta contemporanea: una scena domestica costruita con grande precisione, in cui gli oggetti sembrano disposti come indizi di un racconto visivo. L’atmosfera è sospesa, quasi teatrale, e invita l’osservatore a soffermarsi sui dettagli.
Dal punto di vista stilistico, l’opera rivela l’accuratezza quasi maniacale dell’illustrazione di Colin Elgie. L’accumulo di oggetti e la precisione della resa visiva trasformano l’immagine in una composizione stratificata, costruita come un intreccio di riferimenti. Il linguaggio dell’immagine dialoga, da un lato, con la tradizione delle nature morte fiamminghe — dove ogni elemento possiede una funzione allusiva — e dall’altro con la grafica illustrativa degli anni Settanta, capace di fondere realismo e immaginazione.
Il titolo Year of the Cat, che richiama il calendario zodiacale vietnamita, introduce una dimensione di mistero, cambiamento e destino. In questo contesto il gatto diventa metafora di eleganza, indipendenza e seduzione, qualità che rimandano anche alla figura femminile evocata nel testo della celebre canzone di Al Stewart. L’ambientazione raccolta e domestica invita infine a una lettura lenta e contemplativa dell’immagine, in sintonia con la musica narrativa di Stewart.
Curiosità e aneddoti
L’atmosfera seducente e un po’ onirica della copertina traduce visivamente lo stesso clima evocato dal brano “Year of the Cat”, che racconta l’incontro enigmatico con una donna misteriosa durante un viaggio.
L’autore dell’opera
L’artwork fu realizzato dallo studio Hipgnosis, uno dei collettivi più influenti nella storia del design musicale. Fondato alla fine degli anni Sessanta da Storm Thorgerson e Aubrey Powell, lo studio divenne celebre per le copertine concettuali realizzate per artisti come Pink Floyd, Led Zeppelin e Genesis. Il loro linguaggio visivo, spesso surreale e fortemente simbolico, contribuì a ridefinire il ruolo della copertina discografica come spazio creativo autonomo.
Una delle caratteristiche del metodo di lavoro di Hipgnosis era il frequente ricorso a collaboratori esterni — fotografi, illustratori e artisti freelance — chiamati a sviluppare idee visive specifiche per ogni progetto. Anche nel caso di Year of the Cat lo studio si avvalse della collaborazione di un illustratore: il britannico Colin Elgie.
Elgie, formatosi come pittore e illustratore, sviluppò uno stile estremamente preciso e narrativo, caratterizzato da una grande attenzione al dettaglio e da composizioni dense di rimandi simbolici. Nell’artwork di Year of the Cat il suo linguaggio iperrealista si combinò con la visione concettuale di Hipgnosis, dando vita a una scena complessa e stratificata che invitava l’osservatore a esplorare l’immagine come un vero e proprio racconto visivo.
La copertina del disco rappresentò così un esempio significativo della collaborazione tra lo studio e artisti esterni: un equilibrio tra progettazione grafica e illustrazione pittorica che riuscì a tradurre in immagine l’atmosfera narrativa e sofisticata della musica di Al Stewart.




