Try Anything Once
Alan Parsons
Copertina di Storm Thorgerson
Pubblicato nel 1993, Try Anything Once segna il debutto solista di Alan Parsons, già noto per il suo ruolo centrale nel progetto Alan Parsons Project e per il lavoro da ingegnere del suono in capolavori come The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd. In questo album, Parsons prosegue la sua esplorazione tra rock progressivo, atmosfere sinfoniche e tecnologia digitale, con una produzione impeccabile che unisce raffinatezza e sperimentazione. La copertina è firmata da Storm Thorgerson, tra i più influenti e visionari graphic designer del Novecento. Fondatore dello studio Hipgnosis, Thorgerson ha rivoluzionato il linguaggio dell’arte visiva applicata alla musica, creando immagini iconiche e concettuali che sfidano la logica e invitano all’interpretazione. In Try Anything Once, Thorgerson immagina una scena enigmatica e straniante: sei figure sospese a testa in giù nel mezzo di un paesaggio desertico, appese a corde che sembrano calate dal cielo. Il mondo è capovolto, la realtà appare surreale ma perfettamente bilanciata. Un’immagine che evoca il titolo dell’album e ne amplifica il senso: “prova qualsiasi cosa, almeno una volta”, anche se comporta il ribaltamento delle certezze visive e concettuali. Le figure tengono in mano oggetti enigmatici: una sfera, una maschera, un orologio, una ruota. Elementi semplici ma densi di significato. La sfera evoca l’infinito e il potenziale; la maschera suggerisce il tema dell’identità e dell’ambiguità; l’orologio richiama il tempo, caro sia a Parsons che a Thorgerson; la ruota è simbolo del movimento e della trasformazione. Ognuno di questi oggetti sembra rappresentare una condizione umana, una dimensione dell’esistenza sospesa. In lontananza si scorgono altre figure appese, questa volta vestite da clown o mimi, che rafforzano il tono ironico e teatrale della composizione, come un coro silenzioso e grottesco che osserva da dietro le quinte. L’atmosfera sospesa e il dislocamento degli oggetti nello spazio ricordano per certi versi l’immaginario del surrealismo, con echi che possono far pensare a Magritte, pur filtrati attraverso il linguaggio fotografico e concettuale tipico di Thorgerson. Come in molte delle sue opere, la copertina non illustra la musica ma la accompagna con una narrazione visiva autonoma, provocatoria, aperta all’interpretazione. È un invito a guardare il mondo da un’altra angolazione, a lasciarsi disorientare, a cambiare prospettiva.

